Il sottotitolo di questo libro è “Una storia di anime vagabonde” il Gilgul ebraico delle anime di persone morte per circostanze ingiuste.
La lettura inizia con la sensazione di sbirciare nella storia familiare dell’autore: le differenze tra la famiglia della madre “i Taragan” intellettuale e raffinata, e quella del padre “i Lerner” dominata dalla figura della terribile e temibile “Nonna Teta”, monumento sgradevole alla ciccia, al sudore e all’odore. Una nonna della quale vergognarsi, anche se proveniente da una famiglia molto benestante, proprietaria di pozzi di petrolio in Galizia (oggi Ucraina). Ma alla fine del libro ci sarà una sorpresa!
Quando però dopo una trentina di pagine mi addentro con Gad in una serie di viaggi che ha inizio in Libano, la sua terra natale, la mia sensazione cambia completamente e, appartenendo io …alla terza età, rivivo con intense emozioni, vicende storiche che appartengono alla mia generazione e che vorrei essere capace di dimenticare, ma non posso.
I reportage che Lerner ha effettuato per “La Repubblica” in medio Oriente e nei Paesi dell’Europa dell’Est costituiscono il tessuto sul quale si snodano le vicende familiari di Gad e del vero Lerner, cioè suo padre. Una ricerca forse non solo delle sue origini ma anche di se stesso. E’ questa la sensazione che mi rimane quando chiudo l’ultima pagina.
Un libro interessante, da leggere con attenzione e…intenzione!
Marinella
Scritto da piccolabenares
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